Riforma pensioni: un confronto tra opzione donna e APE

Lo scenario della riforma pensioni per i prossimi mesi sarà dominato dalla contrapposizione tra opzione donna e APE, due alternative valide per uscire anticipatamente dal percorso lavorativo.

Flessibilità in uscita: come andranno le cose l’anno prossimo

Il punto più atteso della riforma pensioni è senza dubbio la flessibilità in uscita che, come ricordato più volte, potrebbe essere inclusa nella Legge di Stabilità 2017. In attesa del varo di questo provvedimento, le lavoratrici che hanno compiuto 57 anni e 3 mesi – un anno in più se autonome – hanno la possibilità di andare in pensione con il contributivo a patto di aver maturato almeno 35 anni di contributi.

Questa scelta, concretizzabile solo se i requisiti anagrafici e contributivi risultano soddisfatti al 31 dicembre 2015, comporta però una decurtazione dell’assegno pari al 30% rispetto a quanto sarebbe stato incassato con il calcolo retributivo, ossia basato sulle ultime buste paghe incassate nel corso della carriera lavorativa.

Chi non rientra nei requisiti in questione ha però la possibilità di attendere l’eventuale varo dell’APE (anticipo pensionistico), lo strumento attualmente in corso di studio che potrebbe rappresentare la strada principale per chi usufruirà della flessibilità in uscita.

Opzione Donna vs APE: un confronto veloce

Per capire meglio le caratteristiche delle due opzioni è utile fare un confronto veloce, focalizzandosi prima di tutto sui beneficiari.

Per quanto riguarda l’Opzione Donna ricordiamo che il regime include le lavoratrici che hanno maturato il requisito anagrafico dei 57 anni e 3 mesi e dei 35 anni contributivi entro il 31 dicembre 2015. Questo vuol dire che hanno la possibilità di accedere al pensionamento anticipato con il contributivo coloro che sono nate entro il 30 settembre 1958.

Per quel che concerne la platea di beneficiari dell’APE, il principale strumento che concretizzerà la flessibilità in uscita con la riforma pensioni, fondamentale è ricordare che sono interessati dalla misura i lavoratori a cui mancano tre anni al conseguimento della pensione.

APE: ecco i lavoratori interessati

Continuiamo a parlare di riforma pensioni e dei requisiti per accedere all’APE specificando per esempio che nel 2017 questa opzione, se introdotta ufficialmente, permetterà di chiudere prima la carriera lavorativa ai lavoratori di ambo i sessi nati tra il 1951 e il 1953.

Nel 2018 potranno invece usufruire della flessibilità in uscita i nati nel 1954 e nel 2019 i lavoratori classe 1955, sempre di entrambi i sessi. Questi dati ci aiutano a capire che la prima differenza tra le due strade è l’età e che con l’Opzione Donna il pensionamento viene concesso decisamente prima.

Taglio dell’assegno: le principali differenze

Entriamo ora nel vivo del taglio dell’assegno pensionistico. Per quanto riguarda l’Opzione Donna e il calcolo con il contributivo si parla di una decurtazione di circa il 30%, mentre con l’APE, qualora dovesse diventare una misura strutturale con la riforma pensioni, si avrà una penalizzazione attorno al 20/25%, legata alla restituzione del prestito pensionistico con piano di rimborso ventennale.

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