Pensioni novità 2016: cosa aspettarsi dal nuovo anno

Cosa aspettarsi da pensioni novità 2016? Dopo un 2015 pieno di cambiamenti importanti per il sistema previdenziale si attendono ulteriori mutamenti, legati soprattutto alla Legge di Stabilità 2016.

Pensioni novità: gli emendamenti alla Legge di Stabilità

Le principali pensioni novità 2016 potrebbero arrivare soprattutto dagli emendamenti alla Legge di Stabilità, in attesa di essere approvati dalla Commissione Bilancio.

Cosa riguardano? Uno tra i più importanti è dedicato all’anticipo di un anno - dal 2017 al 2016 - della no tax area per pensionati, con conseguente innalzamento del reddito minimo annuo a 8.000€.

Pensioni 2016: no al prelievo sul rateo di gennaio 2016

I mesi scorsi sono stati densi di mutamenti per quanto riguarda l’ambito previdenziale. Tra i cambiamenti più importanti è possibile ricordare il prelievo sul primo rateo 2016 - trattenuta pari allo 0,1% - effettuato con l’obiettivo di rimediare a una stima errata dell’inflazione.

Questa misura, sulla base degli emendamenti alla Legge di Stabilità, dovrebbe slittare al 2017, dal momento che per l’anno che sta per iniziare l’inflazione non permetterà di operare una rivalutazione ragionata delle pensioni.

Le pensioni novità 2016 riguarderanno però anche degli interventi sulle penalizzazioni.

Pensioni novità 2016: no alle penalizzazioni sui trattamenti liquidati prima del 1° gennaio 2015

Le pensioni novità 2016 sono davvero tante e non resta che attendere la Legge di Stabilità per scoprirle. Nel frattempo, come già stiamo facendo, è possibile osservare gli emendamenti.

Uno di questi riguarda la cancellazione delle penalizzazioni sui trattamenti liquidati prima del 1° gennaio 2015 e ricevuti da beneficiari che hanno lasciato il lavoro a un’età inferiore ai 62 anni. L’emendamento non prevede la restituzione degli arretrati del 2012, del 2013 e del 2014.

Riforma pensioni 2016: l’introduzione del Contatore

Il 2015 è stato dominato dalla discussione riguardante il rinnovo dell’Opzione Donna, il regime sperimentale che consente alle lavoratrici di 57 anni - un anno dopo se autonome - di andare in pensione con 35 anni di contributi e l’assegno calcolato con il metodo contributivo.

Le discussioni sul suo rinnovo sono state risolte lo scorso 15 dicembre, quando la Commissione Bilancio ha approvato l’istituzione di un meccanismo di contatore.

Come funziona? Semplicemente con un controllo annuale delle risorse da parte dell’Inps, che il 1° settembre di ogni anno si impegna a verificare l’entità delle risorse utilizzate per pagare le pensioni alle lavoratrici che rientrano nell’Opzione Donna.

Rimane però aperto il nodo dell’aspettativa di vita, che rende difficile capire se le lavoratrici nate nell’ultimo trimestre del 1957 e del 1958 possono o meno usufruire del regime sperimentale.

Dal Comitato Opzione Donna sono arrivati pareri positivi su questa misura e sul monitoraggio delle risorse, che sembrano addirittura eccedenti per la platea interessata al regime sperimentale (36.000 lavoratrici).

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