Pensioni d’oro, lo Stato pretende la restituzione dei soldi

Pensioni d'oro tagli sull’assegno e rimborsi all’Inps

Lo scorso 10 aprile, l’Inps ha emanato una circolare in cui spiega come verranno ricalcolati gli assegni pensionistici che, dopo la Riforma Fornero, sono diventati troppo alti. Una manovra prevista dalla legge di stabilità 2015, ma che parte solo ora.

In cosa consisterà? Per la maggior parte dei pensionati non cambierà niente, ma chi, arrivato a fine carriera, percepiva un trattamento pensionistico particolarmente alto dovrà restituire dei soldi. I titolari di pensioni considerate troppo alte saranno, infatti, chiamati a rimborsare il denaro “in eccesso” percepito nel 2015. Ma questo non è tutto. I titolari di queste “pensioni d’oro” si vedranno anche decurtare l’assegno mensile.

Pare che i soggetti colpiti saranno principalmente magistrati, docenti universitari e burocrati. Il risultato? Stando alle le simulazioni de Il Sole 24 Ore, un magistrato andato in pensione a fine 2014, con 60 anni di età e un’anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi, che percepisce una pensione netta di 88.690 euro, si vedrà ridurre il trattamento a 86.534 euro l’anno.

Stessa sorte per i docenti universitari. Un professore pensionato da settembre 2014 (congedato con 68 anni di età e 40 anni e 8 mesi di contributi) subirà un taglio di oltre 500 euro. In pratica, se prima aveva diritto a una pensione annua di 50.940 euro, con l’applicazione del ricalcolo gli spetterebbero circa 50.500 euro.

In entrambi i casi, inoltre, lo stato chiederà il rimborso delle somme “indebitamente corrisposte” nel 2015 a causa del ritardo dell’Inps nella comunicazione delle linee guida.

Pensioni d'oro e legge di stabilità: cosa prevede la nuova normativa

Ma perché questo cambiamento? Facciamo un passo indietro. Il tetto alle pensioni deriva dall’applicazione del comma 707 della manovra varata dal Governo Renzi a dicembre 2014. Tale comma stabilisce che l’importo complessivo del trattamento pensionistico non può eccedere quello che sarebbe stato liquidato applicando le regole di calcolo vigenti prima della riforma Fornero.

Riforma che, lo ricordiamo, ha esteso il metodo contributivo ai lavoratori che al 31 dicembre 1995 vantavano almeno 18 anni di contributi e che, fino a quel momento, avevano una pensione calcolata con il sistema retributivo (basato sugli ultimi stipendi percepiti prima della pensione).

Con l’intervento della Fornero, i soggetti che dopo il raggiungimento dell’età pensionabile avevano continuato a lavorare, potevano cumulare i benefici derivanti dall’applicazione del metodo retributivo (molto più generoso di quello contributivo) per il periodo compreso tra gennaio 2012 e la data di pensionamento.

Tetto alle pensioni d'oro: come funziona

In questo modo, al momento di congedo si percepivano le cosiddette pensioni d’oro, assegni molto più alti di quanto sarebbe spettato con le regole di calcolo precedenti, soprattutto per i soggetti con stipendi elevati e molti anni di anzianità lavorativa.

Da qui il tetto alle pensioni introdotto nella stabilità, che l’Inps tradurrà nella pratica con le pratiche descritte nella circolare. Nel documento, l’Istituto comunica che sarà effettuato un ricalcolo dei trattamenti dovuti a chi nel 1995 avevano 18 anni di contributi applicando il criterio retributivo. L’importo sarà poi confrontato con quello attualmente liquidato. Se il primo risulta più basso, d’ora in poi riceveranno quello.

L’applicazione della nuova norma, scrive Il Sole 24 Ore, “sembrerebbe però avere effetti molto limitati sull’importo delle pensioni”. Nella maggioranza dei casi quindi l’impatto dovrebbe essere contenuto. Fatta eccezione però per le categorie privilegiate dal punto di vista del reddito, quali magistrati, professori universitari e alti burocrati.

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