Pensione giovani: quali tutele per chi ha una carriera discontinua?

La pensione giovani è un tema molto dolente. L’argomento è da poco tornato sul tavolo del Governo. Il Ministro del Lavoro ha infatti incontrato i rappresentanti delle sigle sindacali per preparare la cosiddetta ‘fase 2’ della riforma previdenziale.

Si è trattato di un incontro molto importante successivo a quelli che hanno avuto luogo lo scorso autunno. Negli ultimi mesi del 2016, infatti, Governo e sindacati hanno messo a punto un verbale di intesa.

Pensioni dei giovani lavoratori: come sarà il futuro

La ‘fase 2’ della riforma previdenziale dovrebbe concentrarsi proprio sulle pensioni giovani e sul sistema di calcolo contributivo. L’obiettivo è di renderlo più equo per favorire soprattutto le fasce a basso reddito e i professionisti con carriere discontinue.

La preoccupazione sul reddito pensionistico dei giovani è infatti molto forte e al centro di allarmi lanciati soprattutto dal Presidente Inps Tito Boeri. Nell’accordo Governo – Sindacati siglato il 28 settembre del 2016 si legge che l’intenzione è quella di muoversi favorendo gli investimenti sui fondi pensione.

La soluzione per i giovani lavoratori, spesso vincolati al precariato e al sistema dei voucher, potrebbe quindi essere la strada della pensione minima di tipo contributivo.

Pensioni giovani: gli scenari possibili

Tra gli scenari possibili da considerare per la pensione giovani ci sarebbe quindi quella che, tra le righe dell’accordo, viene definita come una pensione contributiva di garanzia.

L’accento è stato posto anche sull’importanza di fare riferimento alla flessibilità in uscita con il sistema contributivo. L’alternativa in questione è destinata a chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995.

Flessibilità in uscita: gli ostacoli che i giovani potrebbero incontrare nei prossimi anni

La pensione giovani potrebbe ricavare molti vantaggi con la flessibilità in uscita riservata a chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995. L’unico problema di questa soluzione prevista dalla Legge Fornero riguarda i redditi.

La Riforma del 2012 prevede infatti che si possa andare in pensione a 63 anni avendo iniziato a lavorare dopo il ’95 solo con un trattamento pari a 2,8 volte l’assegno sociale. Questo significa che l’assegno dovrebbe corrispondere a 1.255€.

Si tratta di un ostacolo non indifferente. Per quale motivo? Perché se si considerano i 20 anni di contributi necessari, è molto difficile che si possa raggiungere l’ammontare giusto con la percezione di redditi bassi.

Proposte per la pensione dei giovani: flessibilità in uscita con un trattamento 1,5 volte superiore all’assegno sociale

Ovviamente sono state avanzate diverse proposte per risolvere questa criticità. Nel tavolo d’intesa tra Governo e sindacati dedicato alla pensione giovani si è pensato di abbassare l’importo soglia. L’idea è di portarlo a 1,5 volte la pensione sociale, pari a 672€ mensili.

In tal modo si permetterebbe a un numero maggiore di lavoratori che hanno iniziato dopo il 1995 di godere della flessibilità in uscita e di andare in pensione a 63 anni con 20 di contributi alle spalle.

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