Pensione opzione donna 2017: le critiche della sociologa Chiara Saraceno

Chiara Saraceno, sociologa della famiglia, ha usato parole molto dure sulla pensione opzione donna 2017. La definizione è a dir poco cruda: secondo la Saraceno il regime sperimentale è ‘una bella fregatura’. Le lavoratrici, a suo dire, possono sì andare in pensione prima, ma a spese loro.

Il regime, in vigore tra varie proroghe fin dal 2004, permette infatti di andare in pensione a 57 anni e 3 mesi – un anno dopo in caso di lavoro autonomo – ma con il calcolo dell’assegno tramite metodo contributivo.

Saraceno: il problema è la mancanza di welfare

La professoressa Saraceno ha rincarato la dose in merito alla pensione opzione donna 2017 affermando di non ritenere accettabile una decurtazione così importante dell’assegno. A suo dire la scelta dell’Opzione Donna è dettata o dalla presenza di altre entrate economiche in famiglia, o dalla necessità, per mancanza di welfare, di lasciare il lavoro per accudire i genitori o aiutare i figli.

Parità di genere pensionistico: ecco perché non potrebbe cambiare le cose

Secondo Chiara Saraceno, la parità di genere pensionistico invocata anche a livello europeo non potrebbe cambiare radicalmente le cose. A suo dire, tale schema non sarebbe in grado di garantire uno stile di vita adeguato dopo la pensione alle donne.

Secondo la sociologa della famiglia sarebbe quindi opportuno mettere in atto, assieme al calcolo delle penalizzazioni, anche un calcolo relativo ai contributi figurativi. In questo modo verrebbero riconosciuti ufficialmente i periodi dedicati all’attività di cura.

A suo dire questo contributo economico compenserebbe parte di quanto perso con la scelta dell’uscita anticipata con la pensione opzione donna 2017 per assistere familiari o affetti non autosufficienti.

Donne e doppio lavoro: una doppia mansione non retribuita

Queste considerazioni sulla pensione opzione donna 2017 permettono di ricordare che, in Italia, per le donne vige la regola della doppia mansione, con lavoro sia in casa sia fuori. Quello tra le mura domestiche non viene retribuito.

Donne che lavorano in casa: quale risparmio per le casse pubbliche

Parlare delle mancanze della pensione opzione donna 2017, come sopra specificato, significa necessariamente considerare il nodo delle doppie mansioni femminili. Il fatto che il lavoro svolto in casa nella cura domestica e in quella personale di parenti non sia pagato è un grosso risparmio per le casse pubbliche.

Secondo i dati Auser, si parla di più di 15 milioni di persone, soprattutto donne, che svolgono quotidianamente queste mansioni che non producono un reddito da lavoro e quindi una pensione. In molti casi si tratta di una scelta fatta per sopperire a una carenza istituzionale.

Il 42% circa delle donne tra i 25 e i 54 anni è per esempio impegnata nella cura della madre. In questo novero la quota di occupate è pari al 55% circa.

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